Di Piero Capello – Gilda degli insegnanti di Torino.

Quando qualcuno, ergendosi a novello Savonarola, scrive un articolo sulla tua realtà o sul tuo mondo, ti rendi conto, leggendolo, se è fondato oppure se contiene incongruenze tali da manifestare l’ignoranza di chi lo ha scritto.

Lo capisci perché nella lettura dell’articolo inciampi in palesi inesattezze (come ad esempio asserire che gli insegnanti sono dirigenti), disinformazione (laddove si evita di menzionare la didattica a distanza) e evidenti assurdità (definire una “semi vacanza degli insegnanti ”il confino forzato in casa che tutti abbiamo subìto).

Questo ti fa pensare che probabilmente la stessa fonte si esprime sulle altre situazioni della vita con la stessa superficialità, senza informarsi, documentarsi, cercare riscontri.

Perché questi attacchi gratuiti agli insegnanti?
Le defezioni che ci sono state fino ad ora dalle commissioni per gli esami di Stato non riguardano le migliaia di professori chiamati in causa dall’articolo; riguardano piuttosto i presidenti di commissione, che per la maggior parte sono dirigenti delle scuole in servizio o in pensione. Solo in piccola parte sono insegnanti, che a domanda volontaria possono partecipare, ma non sono obbligati. Quindi è improprio denunciare la “fuga degli insegnanti” e davvero offensivo intitolare l’articolo I furbetti in cattedra meritano la bocciatura.

Questa volta il Savonarola cade male: non solo gli insegnanti non si sono tirati indietro davanti alla tragedia sanitaria che stiamo ancora attraversando, ma si sono messi a disposizione e hanno davvero mantenuto la relazione con i propri studenti portando avanti quanto possibile l’azione educativa nonostante fosse in vigore la sospensione delle attività didattiche, garantendo ai ragazzi il diritto fondamentale all’istruzione riconosciuto dalla nostra Costituzione.

Hanno fatto questo dalle loro case, utilizzando i propri strumenti, le proprie connessioni, mettendo a disposizione risorse, tempo, competenze, professionalità e pazienza, per riuscire a fare quello che sembrava reso impossibile da anni di ritardi e tagli sull’istruzione paragonabili per inopportunità e consistenza solo a quelli altrettanto drammatici effettuati sulla sanità.

Anche questa volta il predicatore di turno cade proprio male: riguardo al lavoro svolto dagli insegnanti ci sono milioni di testimoni: i genitori che ogni giorno hanno hanno assistito all’impegno dei propri figli unitamente a quello dei loro insegnanti osservando, supportando, collaborando.

L’attività didattica a distanza è iniziata subìto dopo la chiusura delle scuole senza aspettare proclami né imposizioni. Quando il Ministro l’ha “resa obbligatoria” era già in essere da tempo, e quella imposizione è apparsa più un “mettere il cappello” su una situazione già in atto piuttosto che un fornire una sollecitazione.

Se il fratino si fosse informato, avrebbe capito che la situazione delle commissioni per lo svolgimento degli esami di Stato è ben diversa da come lui la dipinge: lo svolgimento in presenza è stato imposto dal ministro quando ancora la situazione non era tale da permettere una scelta ponderata. Ancora oggi non si può prevedere quale sarà la situazione sanitaria tra due settimane, figuriamoci se la si poteva conoscere ad inizio maggio.

Anziché imporre scelte incomprensibili, gli operatori della scuola si sarebbero aspettati da parte del ministro l’indicazione di una prudente scelta di buon senso: lo svolgimento degli esami a distanza, demandando semmai alle singole scuole l’opzione del loro svolgimento in presenza. Opzione opportuna qualora si presentassero le opportune condizioni al momento dell’esame e con riguardo alle eventuali fragilità dei candidati e dei lavoratori proprie di quella specifica commissione.

Ancora, la questione dello sciopero, citata dal Savonarola: la proclamazione dello sciopero è una prerogativa di tutti i lavoratori, garantita dalla legge.
Se l’emergenza fosse ancora in atto, uno sciopero sarebbe probabilmente inopportuno. Ma, se l’emergenza fosse ancora in atto, lo svolgimento degli esami in presenza sarebbe sicuramente inopportuno.
Da tutto ciò traiamo un insegnamento: ci sono giornalisti che fanno ogni giorno il proprio lavoro: vanno a cercare le notizie, le verificano e le raccontano alla gente per garantire a tutti il diritto all’informazione e contribuire alla coscienza collettiva con la realtà dei fatti. Ci sono giornalisti che lavorano seriamente ogni giorno rischiando in prima persona pur di rendere nota a tutti la realtà, qualunque essa sia. Ci sono stati giornalisti che sono caduti per garantire a tutti il diritto di conoscere.
Ci sono poi giornalisti prigionieri dei propri stereotipi che pretendono di raccontare la realtà estrapolandola solo dai propri discorsi.

Ma gli insegnanti sanno distinguere.

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