Caro Ministro, ai nostri studenti insegniamo il rispetto delle regole.

di Piero Capello

L’Ordinanza ministeriale che dispone lo svolgimento dell’esame di Stato in presenza per la sessione estiva 2020 è stata pubblicata in data di ieri, 16 maggio 2020.
E noi, insegnanti della scuola pubblica italiana, la rispetteremo, perché noi rispettiamo le norme, a meno che non venga modificata come auspichiamo.
Ci aspettiamo lo stesso atteggiamento anche da parte di tutta l’amministrazione della scuola, a partire dallo stesso Ministro.
Nel DOCUMENTO TECNICO SULLA RIMODULAZIONE DELLE MISURE CONTENITIVE NEL SETTORE SCOLASTICO PER LO SVOLGIMENTO DELL’ESAME DI STATO NELLA SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO, che il ministro ha fatto stilare per supportare le proprie decisioni, si legge:
“Il CTS approva il documento con le proposte che seguono relative all’adozione di misure di sistema, organizzative, di prevenzione e protezione, nonché semplici regole per l’utenza per lo svolgimento dell’esame di stato in sicurezza rispetto all’attuale situazione epidemiologica ed alle conoscenze scientifiche maturate al 13 maggio 2020.”

E a pagina 5, indicando le misure di prevenzione da adottare, per i candidati e i loro accompagnatori si legge:
“Il candidato e l’eventuale accompagnatore dovranno indossare per l’intera permanenza nei locali scolastici una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione; si definiscono mascherine di comunità “mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.
Non sono necessari ulteriori dispositivi di protezione. “

Questa è parte dell’insieme di precauzioni che permetteranno di svolgere, secondo il Ministero, l’esame in presenza. Noi, insegnanti della Scuola Pubblica e dipendenti dello Stato, dobbiamo ovviamente rispettarla e farla rispettare.

Desta sconcerto la dichiarazione del team del Ministro rilasciata nella conferenza stampa di ieri in cui si è detto:

“Se si rispettano il distanziamento e le norme igieniche, compatibilmente con l’andamento del contagio, l’esame potrà essere svolto in piena sicurezza, non deve essere un incubo – Quello che è stato scritto nel protocollo è garanzia per la salute. ll candidato potrà togliere la mascherina purché sia seduto e alla giusta distanza dalla commissione”

Ma come? il documento tecnico è solo di due giorni fa. Non contiene regole da seguire?
Per iscritto si regola e a voce si deroga?

Quali altre regole potranno essere derogate, per analogia?

I commissari potranno togliere la mascherina durante i colloqui, visto che anche loro dovranno rispettare la distanza e che per essi la presenza nell’istituto non durerà solo un’ora, ma almeno 7-8 ore, visto che ad ogni colloquio seguiranno 40 minuti di valutazione, e in una giornata si svolgono usualmente 4 o 5 colloqui?

E immaginate le discussioni e i contenziosi per contestare una valutazione insoddisfacente o scaricare la responsabilità di una prestazione inadeguata, se per disgrazia si fosse pretesa prudenza da una commissione in cui si venisse a trovare un insegnante anziano, o convalescente, o con una qualsiasi criticità (e sembrerebbe che non sia una cosa così rara, vista l’età media del corpo docente).

Il candidato, blindato dalla sola propria dichiarazione personale che (circostanza davvero inusuale) ha la forza di un certificato medico, sempre molto attento alle esternazioni favorevoli riportate dalla stampa e dai social, nell’improbabile quanto diffusa convinzione dei giovani che il contagio non li riguardi, esibendo una calza vecchia penzolante da un orecchio (chi decide l’adeguatezza delle “mascherine auto-prodotte”?) potrà con ragione lamentarsi con un bel “ho il diritto a toglierla: l’ha detto il Ministro…”

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